Vino history:
I templi di Paestum sono ormai diventati la grande porta del Parco Naturale del Cilento e del Vallo di Diano dichiarato Patrimonio dell`Umanità dall`Unesco: ottanta comuni, cento chilometri di costa, i monti più alti e i boschi più inaccessibili della regione, la più grande area protetta italiana dopo il Pollino. Anche qui la viticoltura di qualità si è imposta con decisione su tutti i fronti dalla barrique alle botti, alle vasche d`acciaio con aglianico, fiano, piedirosso, ma anche con trebbiamo, chardonay, barbera, sangiovese, merlot, cabernet sauvignon. Un laboratorio senza eguali in Campania e per questo motivo molto interessante dove lo scontro non tanto è tra modernisti e conservatori come nel resto della regione quanto tra le diverse direzioni scelte per esprimere questo territorio.
Da Paestum ad Agropoli il passo è brevissimo, qui ci sono i produttori storici tra cui Carmine Botti in Contrada Moio, una collina di olivi e vigneti da cui si domina tutto il golfo di Salerno.L`Aglianico in purezza di Carmine Botti è destinato a vita lunga: non è modernista, prevale l`eleganza sulla potenza del frutto e dell`alcol ma sui cavatielli al ragù di castrato con il cacioricotta di capra è difficile immaginare qualcosa di meglio da bere.
La doc Cilento è stata riconosciuta nel 1989 e comprende molti comuni: Agropoli, Altano, Ascea, Camerata, Campora, Capaccio, Cannalonga, Casaletto Spartano, Casalvelino, Castellabate, Castlnuovo Cilento, Celle di Bulgheria, Centola, Ceraso, Cicerale, Cuccaro Vetere, Futani, Gioi Cilento, Giungano, Ispani, laurea Cilento, laureto, Lustra, Magliano Vetere, Moio della Civitella, Montano Antilia, Montecorice, Monteforte Cilento, Morigerati, Novi Velia, Ogliastro Cilento, Orria, Perdifumo, Perto, Pisciotta, Pollica, frignano Cilento, Roccagloriosa, Rofrano, Rutino, Salento, San Giovanni a Piro, San Mauro Cilento, San Mauro La Bruca, Santa Marina, Sapri, Serramezzana, Sessa Cilento, Stella Cilento, Stio, Torchiara, Torraca, Torre Orsaia, Tortorella, Trentinara, Vallo della Lucania, Vibonati.
Vediamo le caratteristiche generali: per il bianco si devono usare uve fiano (60-65%), trebbiano toscano (20-30%), greco e malvasia bianca (10-15%). Possono concorrere anche uve a bacca bianca purché raccomandate per la provincia di Salerno fino ad un massimo del 10%. Per il rosso invece le uve aglianico (dal 60% al 75%), piedirosso e/o primitivo (dal 15 al 20%); barbera (10-20%). Anche in questo caso possono concorrere uve a bacca rossa purché raccomandate per la provincia di Salerno fino ad un massimo del 10%. Il rosato viene da uve aglianico (dal 10-15%), piedirosso e/o primitivo (dal 10 al 15%), Sangiovese (70-80%). Possono concorrere anche uve raccomandate fino al 10%. Se aglianico, deve essere presente tale vitigno almeno per l`85%. Se piedirosso e/o primitivo, deve essere presente tale vitigno fino ad un massimo del 15% del totale. La resa massima per ettaro in caso di coltura specializzata è di 100 quintali. La resa delle uve in vino non deve superare il 70% per il rosso, bianco e aglianico, il 50% per il rosato.Titolo alcolometrico minimo: 11% per il rosso, 10,5% per il rosato e per il bianco; 11,5% per l`aglianico.