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Novi Velia

Le sue origini si perdono nei secoli, probabilmente doveva essere un villaggio fortificato già al tempo degli Enotri, popolazione originaria del Peloponneso, stanziata fin dal 1000 a. C. nell'Italia meridionale. A testimonianza di ciò restano dei ritrovamenti di reperti provenienti da un santuario dedicato alla dea Era, posto con molta probabilità sulla cima del monte o nelle vicinanze.
In seguito (IV sec. a. C.), Novi divenne fortezza della "Kora Velina": si può supporre che i Focesi di Elea fossero legati ai fratelli Enotri da motivi economici, poichè tra le "Crete rosse" trovarono il ferro e sulle pendici del monte il legno, elementi indispensabili per costruire le loro navi.
In epoca romana, forse continuò la sua funzione di presidio a guardia della "Via del Sale" che da Velia raggiungeva l'interno.
La prima notizia documentata dell'esistenza di Novi si trova in un diploma del 1005 con cui il principe di Salerno Guaimario IV fa dono dei suoi possedimenti a Luca, abate del monastero di Santa Barbara, sito in territorio "de Nobe".
Testimonianze architettoniche, toponomastiche e storiche tramandano la presenza dei Longobardi e dei Normanni (con i quali divenne sede della curia).
Come per molti altri centri del Cilento, anche la storia di Novi è legata alle vicende del feudalesimo: fu possesso della famiglia Carrafa e poi della famiglia Orsini, un discendente della quale, Ottavio, ottenne il titolo di marchese nel 1752.
Il sito, che ha acquisito nel nome l'aggiunta di "Velia" nell'ottocento, deve la sua notorietà al santuario della "Madonna di Novi Velia", posto in cima al monte Gelbison, a 1705 s.l.m.
Secondo la leggenda la costruzione del santuario, risalente al 1323, fece seguito ad una visione della Vergine che espresse il desiderio della costruzione di una cappella dedicata agli Angeli.
I pellegrini, ogni anno in estate, si recano in processione al santuario, portando un Gesù Bambino di cera. Oltre che per la presenza del santuario, il monte va menzionato per le molte valenze ambientali e naturalistiche: gli estesi boschi che ricoprono completamente le pendici ospitano animali rari e preziosi come il lupo, la martora e il picchio nero, mentre le sue pendici sono rigate da corsi d'acqua cristallini e mille rivoli e cascate caratterizzano la zona dove rimangono visitabili vetusti mulini e frantoi.